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Bombe fritte, ricetta e tradizione


Il Carnevale è una festa di colori, maschere e dolci fritti. Tra le specialità del Lazio, e in particolare di Civita Castellana, spiccano le bombe fritte, dolci tradizionali preparati senza ripieno, caratterizzati da un impasto morbido e leggermente dolce, dorato all’esterno e soffice all’interno.


Bombe fritte, il dolce della tradizione di Civita Castellana

Le bombe fritte di Civita Castellana appartengono alla lunga tradizione di dolci fritti del Lazio. L’impasto semplice e leggero permetteva di ottenere un dolce fragrante e facilmente condivisibile con amici e parenti durante i giorni di festa. A differenza di altre versioni italiane, queste bombe non sono farcite: la loro bontà sta nella giusta lievitazione e nella frittura perfetta, che conferisce la tipica crosticina dorata e un interno soffice e leggero.


La ricetta

Per circa 12‑15 bombe:

  • 330 g farina 00

  • 230 g farina manitoba

  • 130 ml latte tiepido

  • 130 ml acqua tiepida

  • 10 g lievito di birra fresco

  • 1 uovo grande

  • 50–60 g zucchero

  • 80 g burro morbido

  • Scorza di limone o vaniglia (facoltativo)

  • Olio per friggere

  • Zucchero semolato per spolverare


Per prima cosa sciogliere il lievito nel latte tiepido con un cucchiaino di zucchero e lasciare riposare 10 minuti. Poi si passa all'impasto: in una ciotola grande unire le farine, lo zucchero, l’uovo, il burro morbido e la scorza di limone. Aggiungere il latte con il lievito e l’acqua tiepida e impastare fino a ottenere un composto elastico e liscio. A questo punto avviene la prima lievitazione: coprire l’impasto e lasciarlo riposare fino al raddoppio del volume (1–2 ore). Successivamente formare le bombe: dividere l’impasto in palline da circa 60‑70 g e lasciarle riposare 30–45 minuti, coprendole con un panno. Si passa poi alla frittura: scaldare l’olio a 170–180 °C e friggere poche bombe alla volta, girandole delicatamente fino a doratura uniforme. Poi scolare su carta assorbente e passare nello zucchero semolato ancora calde.



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